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Mercoledì, 8 Novembre 2006

LA RICHIESTA A MILANO
«Puschiavo e altri 22 di Fiamma Tricolore a processo per fascismo»
Milano

Si avvicina il processo per 23 militanti della Fiamma Tricolore che lo scorso 11 marzo parteciparono a Milano a una manifestazione durante la quale furono gridati slogan fascisti, esposte bandiere con croci celtiche e fasci littori, eseguiti saluti romani.

Ieri i pm Piero Basilone e Luisa Zanetti hanno formulato la richiesta di rinvio a giudizio nei confronti dei 23, tutti indagati per «manifestazioni usuali del disciolto partito fascista», un'accusa che, se li dovesse portare a processo, sarebbe valutata da una corte collegiale, come stabilito dal codice penale, in quanto reato 'politico' e dunque particolarmente delicato. Oltre ai 23 per cui è stato chiesto il processo, nei confronti di tre minorenni è ancora pendente un'inchiesta della Procura dei minori. In totale 26 persone, dunque, quasi tutte individuate dalle Digos di mezza Italia analizzando il materiale video girato quel giorno dalle stesse forze dell'Ordine e dalle televisioni presenti. I 23, tra cui figura una sola donna, provengono soprattutto dal Veneto, in particolare da Vicenza e Verona, ma anche dalla Lombardia (Milano, Como, Varese e Pavia) e da Roma. Tra i loro nomi ne spiccano due: quello di Piero Puschiavo, coordinatore della Fiamma in Veneto, e quello del dirigente nazionale Maurizio Boccacci, ex leader del Movimento politico occidentale (disciolto nel '93 grazie alla legge Mancino) e condannato in primo grado dal Tribunale di Brescia per gli incidenti del 20 novembre '94 durante la partita di calcio Brescia-Roma, quando fu accoltellato l'allora vicequestore di Brescia Giovanni Selmin. Inizialmente, la manifestazione si sarebbe dovuta tenere il 21 gennaio, a soli sei giorni dalla ricorrenza del Giorno della memoria, in cui si celebra la liberazione del lager nazista di Auschwitz, motivo per cui la Questura decise di non autorizzare il corteo, che fu dunque fissato regolarmente per l'11 marzo. La mattina di quel sabato, poche ore prima della manifestazione della Fiamma , i centri sociali milanesi diedero vita a un controcorteo durante il quale, in corso Buenos Aires, furono distrutte vetrine, bruciate o danneggiate oltre 20 auto, feriti uomini delle forze dell'ordine e messa a ferro e fuoco una sede di propaganda elettorale di Alleanza Nazionale. Per quell'episodio, a luglio scorso furono condannati a 4 anni di reclusione 18 militanti dei centri sociali, ormai tutti liberi per effetto dell'indulto, del carcere scontato preventivamente e di uno sconto di pena.


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