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CHE BANCA! Padova, 12 luglio 2010
Tra vuvuzela, scioperi della stampa e leggi bavaglio alcune notizie anche sotto l'ombrellone non devono passare inosservate. Unicredit e Intesa San Paolo, i due giganti del credito nazionale, si trovano al centro di due episodi che sono un paradosso emblematico della situazione del nostro Paese : il salvataggio dal fallimento di una squadra di calcio e il finanziamento di una pellicola cinematografica. Il fatto che Unicredit si accolli i debiti della Roma Calcio per 325 milioni di euro o che Intesa San Paolo finanzi la prossima pellicola di Sorrentino, con Nicolas Cage impegnato a dar la caccia a criminali di guerra tedeschi, per qualcuno potrebbe anche essere un'azione da Mecenate . Ma non è così.
In un Paese che affronta una crisi economica, le priorità del sistema bancario devono essere allineate ai bisogni del popolo italiano rispettando i principi della Costituzione che disciplina, coordina e controlla l'esercizio del credito : questo stride con la realtà, dove le Banche usano la frusta con le piccole aziende, chiudendo i rubinetti del credito, e con le famiglie, inasprendo le condizioni per l'accesso al mutuo casa.
Se quindi per una Banca sono prioritari i mega ingaggi dei giocatori di calcio della Roma rispetto agli stipendi non milionari dei lavoratori della Nuova Pansac in Veneto o della Vinyls in Sardegna, o se il prossimo capolavoro di Sorrentino offra più garanzie rispetto alla concessione di un mutuo a una giovane coppia, allora la Banca è colpevole di andare contro l'interesse nazionale.
Ora la ricetta che lo Stato Italiano ha per far rispettare la Costituzione rimane una sola : nazionalizzare le Banche. Tutte.
Donato Ignelzi
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